31 gen 2019

Rinascimento 2.0: verso la città sostenibile per tutti

Editoriale di Giuliano Dall'Ò

Con il termine “rinascimento” identifichiamo un periodo artistico e culturale che si sviluppò in Italia, e soprattutto a Firenze, in un arco temporale che va all’incirca dalla metà del XIV secolo fino al XVI secolo. Fu un periodo importante per l’Italia, che si caratterizzò da una eccezionale fioritura artistica e letteraria, ma soprattutto da un più libero pensiero, frutto di una consapevolezza dell’uomo e delle sue potenzialità creative positive.

Se esaminiamo i cambiamenti introdotti dalla consapevolezza che ci ha portati a concepire con una maggiore attenzione e responsabilità l’ambiente, possiamo fare un parallelo tra quello che successe allora e quello che sta succedendo in questi ultimi anni.

Quando usiamo la parola “green” nelle sue più diverse declinazioni, dalla green economy alle green city, identifichiamo un comune denominatore che si concretizza in molteplici risposte che dobbiamo dare ad una emergenza: l’insostenibilità delle prassi che ci hanno accompagnati per troppi anni. Prassi basate su un’economia i cui obiettivi erano incrementare produzione, il consumo e lo scarto, con conseguenze ambientali disastrose.

Ci sono voluti decenni per acquisire una coscienza prima e per modificare il nostro approccio dopo. In un momento di forte criticità, ed è questa la buona notizia, siamo riusciti a riscoprire le nostre potenzialità per trasformare una emergenza in una opportunità che porta a soluzioni che perfino sul piano economico scopriamo vincenti. Ci siamo resi conto delle nostre capacità positive: abbiamo scoperto che i nostri edifici potevano consumare poca pochissima energia, siamo riusciti a sostituire una parte delle fonti fossili, impattanti, con energie rinnovabili, siamo riusciti a valorizzare una risorsa che credevamo infinita come l’uso del suolo ed abbiamo iniziato ad introdurre e ad assimilare dei nuovi paradigmi come ad esempio quello della decarbonizzazione, dell’economia circolare, del riuso. Lo stesso concetto di come ci muoviamo sia all’interno della città sia fuori sta cambiando per una parte sempre maggiore di noi.

C’è ancora molto da fare ma, l’ho detto più volte e qui lo ribadisco, abbiamo superato il punto di non ritorno. Nessuno si scandalizzerà se mi permetto di chiamare questo periodo che stiamo vivendo, di grandi trasformazioni culturali innanzi tutto, un nuovo rinascimento che cambierà in modo irreversibile, con valenze assolutamente positive, il nostro modo di concepire l’ambiente in cui viviamo.

Ho la fortuna di vivere a Milano, una città che negli ultimi anni è cambiata notevolmente e che cambierà ancora di più nei prossimi. Ho avuto la fortuna di confrontare il prima ed il dopo e di apprezzare una cosa alla quale prima dovevo rinunciare: la bellezza della mia città. Ho sempre amato Milano per tutte le opportunità che questa meravigliosa città ha dato a me come a tutti coloro che a Milano non sono nati ma sono stati accolti. Oggi posso dire di amarla di più, perché è una città bella, e lo sarà ancora di più quando saranno attuate le trasformazioni programmate per i prossimi venti anni. Non si offenderanno, spero, i fiorentini se dico che Milano è la Firenze del rinascimento 2.0, il rinascimento “Green”.

Mi ritengo fortunato perché ho l’opportunità di monitorare i cambiamenti meneghini da due osservatori privilegiati: quello della mia casa, il Politecnico che mi ha fornito le competenze per apprezzare i cambiamenti, e quello del Green Building Council che, nel ruolo che occupo, mi ha consentito di operare a diretto contatto con i veri attori di quella che anni fa definii Green Building Economy. Un cambiamento così importante, frutto di una alchimia fatta di imprese, di progettisti, di pianificatori, di cittadini, di investitori, di lungimiranza politica bipartisan, e di tanta milanesità, caratteristica di una città che è sempre stata aperta ed accogliente. Sarebbe però riduttivo se la bellezza del nuovo rinascimento che sta vivendo la metropoli lombarda venisse percepita e apprezzata solo dagli addetti ai lavori, dagli appassionati o dai cittadini sensibili alle questioni ambientali. È la percezione da parte dei comuni cittadini l’elemento più importante, perché le scelte di cambiamento diventano un successo solo se le città stimolano a vivere meglio: le nuove parti della città che hanno subito questa trasformazione sono parti della città vive, frequentate, sono gli elementi di aggregazione di una metropoli policentrica e questa è la cartina al tornasole di un successo.

Come GBC Italia vogliamo regalare a Milano il nostro impegno per valorizzare questo cambiamento green, per renderlo fruibile e comprensibile a tutti i cittadini, per far comprendere a tutti cosa c’è davvero dietro ad un edificio sostenibile certificato. E lo faremo durante la settimana dell’energia, che si terrà dal 18 al 24 marzo attraverso importanti iniziative promosse con Reed Exhibitions, nostro socio, e con il coinvolgimento di tanti soggetti vicini alla nostra associazione.

Nel convegno internazionale, dal titolo “Green Cities: the “new normal” confermeremo la nostra linea di profilo alto come co-attori delle trasformazioni green basate su temi forti mantenendo l’apertura al confronto anche con gli altri protocolli con i quali condividiamo un percorso. Organizzeremo delle visite guidate alla Milano Green per far comprendere ai cittadini le motivazioni di determinate scelte ed apriremo alcuni tra i più importanti studi di progettazione, vere fucine del cambiamento. E poi ci sarà una sorpresa che non vogliamo svelare ora: una sorpresa che ci renderà tutti più orgogliosi di avere una città come Milano.